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dicembre 2009
EDITORIALE: IL MURO
Natale 2009 alle porte. Anche questo anno sta per chiudere. Lo hanno caratterizzato e segnato molti avvenimenti. Ve lo abbiamo raccontanto segnalandovi alcuni avvenimenti, altri velandoli, altri ancora approfondendoli.
Nell'ultimo numero abbiamo presentato ai nostri lettori l'artista Zeb, noto per le sue pungenti scritte sui muri di Livorno, ma pittore di grande qualità, e lo avrete certamente apprezzato dalle immagini delle sue opere. A lui ci riallacciamo per qualche considerazione sul tema del muro, sul quale Zeb si è lungamente espresso, prima di scomparire. Il muro non è luogo e metafora da poco, anche nelle sue versioni poetiche e artistiche. Non solo perché è da poco trascorso l'anniversario della caduta di quello di Berlino, dove ha lungamente separato ideologie, culture, popoli. Il muro ancora oggi conserva il ventaglio dei significati che lo hanno contrassegnato nei secoli: delimitazione, protezione, roccaforte difensiva, baluardo da superare, o da abbattere.
Cosa rappresenta un muro per ognuno di noi, e a cosa ci riferiamo pensando ad esso? Quali sono, oggi, in questa società, i nuovi muri? Siamo veramente così moderni, all'avanguardia? Le nostre menti sono davvero avanzate, oppure il progresso e le macchine sono più avanti di noi?
Certo è che quando due individui si incontrano, nonché confrontarsi e riconoscersi, sempre più spesso i loro iceberg si scontrano. All'incrocio con lo sconosciuto, chiunque esso sia, scatta subito in noi l'istinto protettivo: ci mettiamo subito sulle difensive, armiamo le nostre cannoniere, non sempre solo psicologiche. Ecco create le barriere, le corazze, i muri, appunto! Il diverso ci intimorisce, ci dà fastidio, ma la non conoscenza non è sinonimo di negatività, o per lo meno, aspettiamo ad etichettarla.
Vero è che nella quotidianità si presentano delle incomprensioni; non sempre la comunicazione è facile e non sempre siamo disponibili a calare la maschera, ad aprirci agli altri, a farci conoscere per come siamo.
Nella vita sono necessari dei paletti, dei limiti oltre i quali non si deve andare, o meglio: non si dovrebbe andare. Sono regole per certi versi difficili, ma assolutamente da rispettare. Sembrano restrittive, ma ci danno libertà: la libertà di vivere, creare, rompere certi schemi e andare al di là delle apparenze, di ciò che è semplice e scontato e immediato. Il rispetto e il superamento attivo del limite dà a noi e a chi ci circonda l'opportunità di sperimentare sensazioni nuove, profonde, sublimi. Quelli che alcuni percepiscono e vivono come limiti, per altri sono punti di forza, di espressione, di creatività.
Forse i muri, nel senso migliore, esistono, e sempre esisteranno per metterci alla prova. C'è chi li costruisce, chi ci nasconde, chi ci scrive la storia e chi li abbatte per crearne di nuovi e diversi.
Il direttore
Margherita Casazza
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